Qual più nobile impiego se non quello del cavaliere?
L'eleganza del suo ruolo si misura solo con il terrore che la sua pratica esprime nel cuor di chi gli si oppone.
Il corpo tutto si scuote, vibrando dal di dentro, trepidando d'incombente attesa.
Poi li vedi.
I cavalli.
Si avvicinano come un onda sugli scogli, che a voler infrager le leggi stesse del mondo, infrange miracolosamente la riva sotto il proprio peso.
Galoppan nel mio verso, al pari di Marte furioso, alzando colonne di polvere come a tentar d'aprirmi la terra da sotto i piedi.
L'emozione è tale che il mio cuore fatica nel tranquillizzarsi anche dopo l'aver riconosciuto il vessillo nostro amico.
Una croce candida come l'anima su di uno sfondo rosso come il sangue di nostro Signore.
Ma di nostro Signore.
Perché se memoria non mi tradisce il sangue dei suoi portatori e più blu delle acque paradisiache in cui vanno in vacanza.
L'Ordine di Malta.
Il Sovrano Ordine di Malta.
Chi altri se non loro cavalcherebbe ancora i nobili equini all'alba del XXIesimo secolo?
E chi altri se non l'onorevole e devoto Monty Montanari li potrebbe guidare?
I miei retorici quesiti lasciano il tempo che trovano mentre l'eroico comandante mi si avvicina ad un tranquillo e superficialmente democratico trotto.
"Come ordine di beneficenza e pietà è compito del Sovranissimo Ordine di Malta aiutare i disperati nel momento del bisogno".
"Embé?" Gli rispondo io con tono degno del più miserabile dei cioccolatai.
"Embé eccoci qui".
Mi preparo a dar voce all'insulto, ma il maestoso animale, sentendosi sporco, si libera con un colpo secco dalle cervella inimiche rimaste incastonate al suo nobile pelo.
Non ho avuto scampo.
Stasera mi tocca portare l'armatura in lavanderia.
La verità e che da quando si sono riappacificati i Borbone con i Savoia questi se pensano che possono fare come gli pare.
CHE TU ABBIA QUATTRO QUARTI NOBILIARI O QUATTRO QUARTI DEL PIU' INFIMO VINO NON ESITARE!
VOTA FINE DEL MONDO ED UNISCITI ALL'IMPRESA!

 
Spesso il giunger della fine infligge maggior stanchezza che l'effettuar l'impresa non affibbi già nell'atto in se stesso.

Le braccia mi treman anche da ferme.
L'occhio non discerne più il fuoco del suo mestiere.
Il coraggio si fa impietosamente avaro della sua presenza.
Il senno mi abbandona.
Ho le visioni.
La livrea del mondo, in cangiante umore, si tramuta in coltre di candide piume.
Ben oltre i limiti della mia stanca visuale un turbine di un biancore divino.
Angeli, angeli ovunque prendon il volo innalzandosi nel più alto dei cieli. 
Oltre le ceneri, oltre le nubi, oltre il mio comprendonio.
Al centro della maestosa spirale, le ali impastate di nero inchiostro, attende Delfina Scarpa, incapace di unirsi alla dipartita dei suoi simili.
"Ho sempre cercato modi d'esprimer ciò che ero per mostrarmi agli altri nel modo in cui io credevo d'anelare a vedermi".
Nemmeno mi guarda, quasi per lei, fossi io la visione.
"Ma in realtà mi conformavo a ciò che credevo essere necessario per ottenere l'amore che da loro desideravo. Un peccato d'amore non è mai veramente peccato se l'unica vittima è chi se ne macchia. Ho peccato sì, ed ora non mi è più consentito volare. Ho disegnato sul mio corpo, non la me stessa che volevo mostrare, ma il mio più gran desiderio che non sapevo esprimere. Ed un giorno, io lo so, qualcuno vedrà oltre ciò che ho fatto, ed amando la natura del mio gesto, mi salverà dal compulsivo bisogno di rivelarmi a chi del mio rivelare non ha mai avuto interesse. E quel giorno sarà amore".
La mia lingua ha la grottesca abitudine al tradirmi quando più ne ho bisogno.
Si fa un piacere, la bastarda, di non fare di oggi eccezione. 
"Ci credi che, anche se potessi, io oggi non ti avrei abbandonato?"
Allo sparir del mio sogno porto risposta senza parlar.
Le mie braccia non tremano più.
E GIUNTO IL PRINCIPIO DELLA FINE MA NON ANCORA LA FINE STESSA!
VOTA ORA PIU' CHE MAI!

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